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Coronavirus, Cecilia, la commessa di supermarket che aiuta gli altri: «Mi vogliono tutti bene, io vado avanti»


Genova per lei, che non sta in fondo alla campagna ma in una citt che ha davvero il sole in piazza rare volte e il resto pioggia che la bagna, come canta Paolo Conte, Genova, si diceva, quel treno che ogni venerd pomeriggio da Milano la porta non lontano dal capoluogo ligure, destinazione Recco, luogo del cuore e non solo di focacce al formaggio e trofie al pesto. Cecilia una delle tante e dei tanti che anche il Presidente della Repubblica ha voluto elogiare per ci che fanno e il contributo alla comunit in questo momento cos difficile. commessa in un supermercato, di quelli molto frequentati a Milano, file per decine di metri prima di poter entrare. Uno dei lavori dove pi che in molti altri si esposti al rischio di un possibile contagio, pur con tutte le accortezze che vengono prese (qui lo speciale La parola alla scienza).

Ma Cecilia, rispetto a molti dei suoi colleghi, vive tutto questo in una condizione particolare, perch nata con la sindrome di Wolf Hirschhorn, una rarissima condizione genetica, descritta per la prima volta nel 1961, contraddistinta da difficolt nella crescita e problemi intellettivi e fisici, che causano disabilit anche molto gravi (qui la scheda della sindrome). Ha appena compiuto trenta anni ed stata assunta da Esselunga quasi dieci anni fa: Mi piace molto lavorare anche perch tutti mi vogliono bene. Ogni mattina alle 8 fra gli scaffali del super di viale Umbria a posizionare la merce e indicare alle persone dove trovare ci che cercano. Mai pensato di stare a casa in questo periodo: Non posso, faccio tante cose che servono. Poi sono cos simpatica che mica vogliono lasciarmi a casa. Comunque, tutti devono stare attenti e anche io faccio quello che mi viene detto.

Casa milanese con mamma Manuela, pap Roberto, la sorella Rachele (quattro anni pi giovane, specialistica a Venezia in Lingue e letterature orientali) e il fratello Giovanni (venti anni, studente di Giurisprudenza), ma radici in Liguria, mai tradite: Spero di poter tornare presto a Recco, mi aspettano. L c’ il ristorante, e ora anche l’albergo (Mi alzo alle sei e aiuto a preparare le colazioni), che la sua bisnonna materna, Manuelina, ha fondato e porta ancora il suo nome. Un luogo storico: la focaccia al formaggio stata nata proprio in quella trattoria, per sfamare i viandanti su quella strada che dal mare porta verso Uscio porta nell’entroterra.

Cecilia e l’hip hop una volta a settimana, la musica italiana di Laura Pausini, Jovanotti e Max Pezzali nelle orecchie, le cene con gli amici (Ma senza mamma e pap, mica sono una bambina), la vita con i suoi punti fermi. Manuela e i ricordi che hanno tante mamme di figli con sindromi o malattie rare, in mezzo la fede in Dio a indicare la strada: Partivo da non sapere nulla e mi affidavo a una coscienza pi grande. Andavo affidandomi e ogni volta scoprivo qualcosa. Mi ha aiutato parlare con le amiche, far parte di una comunit. Era appena nata e rifiutava il latte e lo rimetteva: Continuava a non crescere. Mi dicono: prova con latte e carote. Lo feci ed effettivamente notai un cambiamento: il vomito, invece di essere bianco, era giallo… Perch servono anche l’ironia e il sorriso.

Ecco le convulsioni e gli spaventi, entrati poi solo nella memoria, perch sono arrivati l’asilo e la scuola, gli impegni e le prime volte che Ceci si messa alla prova uscendo da sola, con mezzi pubblici e treni, l’autonomia si conquista anche cos: Mi rendo conto di tutto quello che ho con lei qui e mi dico: che fortuna per me. Roberto ha girato il mondo fra piscine olimpioniche e campi da calcio o tennis, incontrato persone, raccontato cibo e territori, volato con la fantasia inventando storie finite in libri di culto fra gli appassionati, ma Cecilia lo riesce sempre a sorprendere: una forza della natura. Come tutte le persone che hanno una sindrome ha sviluppato un grande attaccamento alla vita.

Ha percezione che certe cose non le pu fare, ma riuscita a costruirsi un mondo di valori davvero importanti, eliminando il superfluo: attaccata al lavoro, alla famiglia e alla casa, a sua sorella e suo fratello, agli amici, ai parenti di Recco. E’ il grande insegnamento che mi ha dato e mi sta dando. Non pu scordare la prima volta in cui ha sentito che la figlia potesse avere problemi: Ho detto: quindi non potr fare ci che fanno gli altri? Poi mi sono accorto di quanto avessi sbagliato. Ho visto che ha imparato a fare quello che vuole, non quello che vogliono gli altri, entrando nell’universo che giusto per lei. Oggi che la vedo fra scaffali e scatole la mia grande, piccola eroina.

3 aprile 2020 (modifica il 3 aprile 2020 | 22:20)

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