Life Style

Monica Vitti: il suo stile iconico in 20 look


Quello di Monica Vitti è uno stile che unisce eleganza e sobrietà a un’estetica anni 70

Sagace interprete del dramma e della commedia all’italiana, Monica Vitti ha tradotto in versione femminile l’ironia propria di Ugo Tognazzi e Alberto Sordi, restando al contempo immagine di un pathos tragico condiviso con le contemporanee Giulietta Masina e Anna Magnani. Voce roca, capelli biondi, l’occhio incorniciato da eyeliner nero, con lo sguardo felino à la Brigitte Bardot. Nata Maria Luisa Ceciarelli, Monica Vitti è fra le più grandi interpreti del cinema italiano, poliedrica e mimetica, musa di Mario Monicelli e di Michelangelo Antonioni. Un talento che si accompagna a uno stile unico nel panorama  italiano, diverso dall’abito morbido di Sophia Loren, dalle silhouette pin up del guardaroba di Claudia Cardinale, o dalle mise monocromatiche di Virna Lisi

1970, ritratto di Monica Vitti

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Chanel Primavera Estate 2020

© Gorunway

Il suo è uno stile che riflette un’eleganza classica mista a una passione per il casual anni 70: tubini al ginocchio con cappellini fascinator coordinati si alternano a pantaloni dal taglio a zampa, abbinati a camicia sartoriale e blazer sagomato in vita. Fuori dal set, occhiali da sole, vestiti con stampe a fiori e flat shoes; durante le riprese, una couture futuristica e a tratti stravagante, indossando tuniche con maxi colletti, fasce nei capelli vaporosi, e copricapo ispirati a elmi medievali. Un gusto per la semplicità e una nonchalance nell’indossare l’eccentrico che caratterizzano anche la moda contemporanea, e che ritroviamo nelle collezioni primavera estate 2020

Monica Vitti nel 1965

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Celine Primavera Estate 2020

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Negli anni 70, Monica indossava un abito con maniche a palloncino, stampato in rosa, nero e bianco – un fiore di tessuto rosa peonia decora lo scollo – abbinato a un choker di velluto nero e a uno di cristalli color quarzo. Un look dal motivo astratto e geometrico che oggi si ritrova sulla passerella Chanel, declinato in abiti lunghi, tailleur pantalone, bluse e gonne. Celine si fa interprete di quello stesso stile anni 70 amato dall’attrice, combinando jeans dal taglio a zampa con blazer in cotone o velluto, accompagnato da Fendi, che del decennio riscopre non solo le forme, ma anche i colori e materiali, giocando con abbinamenti di bralette crochet, pantaloni in cotone senape, e trench scamosciato. 

1974, al Festival del Cinema di Cannes 

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Fendi Primavera Estate 2020

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Abito bianco, colletto alto, lunghezza al ginocchio, l’outfit da eroina dei fumetti in Modesty Blase – La bellissima che uccide (1966) di Joseph Losey, un design oggi proposto da Nicolas Ghesquière per la primavera Louis Vuitton in una versione dal sapore Art Nouveau. Non manca l’elemento couture, spesso costituito da colli esagerati come quello plissettato creato da Beatrice Dawson sempre per il suo ruolo di Modesty Blase, la cui leggerezza e volume si ritrovano nel capospalla celeste di Giorgio Armani, con tessuto ondulato che regala movimento e fluidità a un lungo abito di sequin in ton sur ton. 

1965, sul set di Modesty Blaise – La bellissima che uccide di Joseph Losey

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Louis Vuitton Primavera Estate 2020

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Entrata nel mito di quel cinema irripetibile e di qualità, di quella Cinecittà che dagli albori al neorealismo è stata grande al pari di Hollywood, Monica Vitti ormai da tempo non compare più in pubblico, ma ha lasciato dietro di sé un sogno di voce roca, capelli biondi e occhi incorniciati da l’eyeliner nero.

1965, sul set di Modesty Blaise – La bellissima che uccide con un costume creato da Beatrice Dawson

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Giorgio Armani Primavera Estate 2020

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