Economia

Unioncamere: senza interventi si perderanno 420 mila posti di lavoro. E la metà sono nel turismo


Un crollo degli occupati pari a 420 mila persone. E la metà di questi posti di lavoro andranno persi nel turismo. Sono le ultime previsioni di Unioncamere, che ha pubblicato l’aggiornamento di marzo sul fabbisogno occupazionale delle imprese private dell’industria e dei servizi. Chiarificatore, il segnale concreto che mancava dell’impatto dell’emergenza sanitaria sulla vita quotidiana delle famiglie e delle persone in Italia: l’effetto Covid 19 sul mercato del lavoro, come si temeva, sarà forte. «Uno scenario di crisi senza precedenti, sul lato sia della domanda sia dell’offerta», dice la nota che accompagna l’elaborazione. A mitigarlo saranno le manovre del governo e sovranazionali a sostegno dell’economia del Paese, non ancora valutabili in concreto nell’impatto sui posti di lavoro. Unioncamere annuncia infatti per «i prossimi mesi» uno scenario più aggiornato in base a queste variabili, per il quinquennio 2020-2024.

Le stime a bocce ferme

Ma vediamo le previsioni attuali. Rispetto al 2019, a bocce ferme quindi, i lavoratori occupati dovrebbero diminuire del 2,1%, cioè appunto di 422 mila unità, stima Unioncamere sulla base dello «stock degli occupati medi annui Istat». Questo «al netto» — cioè escludendo — di chi sarà in cassa integrazione ordinaria o in deroga. I lavoratori dipendenti dovrebbero calare dell’1,6% cioè di 232 mila unità, mentre gli indipendenti dovrebbero subire la stretta maggiore: -3,4% rispetto allo scorso anno, a 190 mila unità. Aumentano però in questo quadro gli occupati in tre categorie: la Sanità, assistenza sociale e servizi sanitari (+26 mila lavoratori stimati quest’anno rispetto al 2019), i servizi Ict cioè anche le reti dell’informatica e di Internet con relativa assistenza da smart working (+7.600 posti attesi) e, seppure di poco, le industrie farmaceutiche:+1.200. Il resto è una cascata verso il basso.

I settori più colpiti

Fra i settori, il più colpito è come si poteva intuire il turismo, con un’emorragia attesa (salvo interventi di supporto) di 219 mila persone, più della metà del calo occupazione complessivo previsto in tutto il Paese. Segue il commercio con 72.300 posti di lavoro (servizi di alloggio e ristorazione, servizi turistici) che, si stima, andranno persi quest’anno, se non si interviene e alla luce dello stato attuale delle chiusure dei negozi.

Case, cultura, meccanica giù

Il resto dei servizi e dell’industria viaggia su numeri decisamente più bassi, non per questo meno allarmanti. Le costruzioni, cioè l’edilizia nel suo complesso con il corollario della compravendita di case, dovrebbero subire un’emorragia di 30.800 lavoratori; i servizi culturali e sportivi sono dati a -23.800 posti; l’industria della moda , del tessile, delle calzature a – 19.300. Giù anche la gomma e le materie plastiche e l’industria metallurgica (-10.100 ciascuna). Colpisce la previsione di calo anche in Trasporto, logistica e magazzinaggio: -18.100 occupati previsti malgrado la galoppata dell’ecommerce. È chiaro che non tutte le consegne sono ai privati cittadini infatti, la logistica è un ramo della catena che, portando le merci prodotte nell’industria a destinazione, risentirà della crisi e dovrà riorganizzarsi.

Industria e servizi

In totale a risentire del congelamento dei lavori per il coronavirus saranno soprattutto i servizi con 309 mila posti di lavoro attesi in meno, contro i 113 mila dell’industria. In attesa della messa a terra degli interventi di sostegno al Paese.



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