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Coronavirus Milano, storie di infermieri allo stremo al Pio Albergo Trivulzio: «Così ci stanno decimando»


Mercoled sera un’assistente sanitaria del Pio Albergo Trivulzio timbra il cartellino e sale in corsia per il turno di notte. in quel momento che scopre: nel suo reparto, allo Schiaffinati, sar da sola, con pi di venti pazienti, tutti anziani e molti ammalati, alcuni gravi e infetti da Covid-19. una condizione critica per lavorare, e in pi angosciante. Da sola di notte, non capitava da trent’anni, racconta una caposala. Quella ragazza ha dovuto aiutarla l’infermiera di cicalino, quella di guardia su pi reparti. Non solo una questione di organizzazione del lavoro. Quella notte da sola una ferita, come tutte quelle che l’ondata del coronavirus sta infliggendo giorno dopo giorno al personale sanitario delle Rsa e degli ospedali lombardi martoriati dal virus e dalle morti. Finita l’epidemia, nessuno di noi sar pi lo stesso, ripetono tutti: dai medici, agli assistenti pi giovani. La sanit lombarda e italiana dovranno fare i conti (anche) con tutto questo dolore e stress accumulato dal personale.

Ferite che si trascineranno nel tempo. Ferite che gi esplodono. Ancora Trivulzio, reparto Bezzi 1/B, met di questa settimana. Una ragazza, 22 anni, assistente socio sanitaria, finisce in ambulanza. La portano all’ospedale Niguarda, reparto psichiatria. Ha avuto un attacco di panico devastante. Ha qualche patologia che si porta dietro da anni, ha lavorato con la preoccupazione per settimane, pretendeva la mascherina per il terrore di ammalarsi.

Opprimente, questo diventato lavorare qui — racconta un medico — abbiamo delle vecchie caposala che gli infermieri chiamano “rottweiler”, che non sar un bel modo di dire, ma rende l’idea: donne che hanno visto di tutto nella loro carriera, e non si sono mai spaventate, hanno sempre retto coi nervi. Ecco, in questi giorni qualcuna di loro finisce il turno e piange. Il Pio Albergo Trivulzio non solo il pi famoso degli istituti per l’assistenza agli anziani ad essere finito sotto inchiesta, anche un posto dove ribollono rabbia e angoscia, orgoglio e sconforto. Medici e infermieri oppressi tra paura di ammalarsi, avvilimento per le morti, stress, turni di lavoro sempre pi pesanti, mancate protezioni, composizione delle salme affidata agli infermieri di notte. un filo che va oltre il Trivulzio. Il Corriere raccoglie le voci degli infermieri del Pat da giorni. Quella pi disperata arriva due giorni fa: Il fisioterapista sta lottando tra la vita e la morte. Non so se ce la far. Solo un miracolo lo pu salvare. Probabilmente lo perderemo. Il fisioterapista uno degli oltre 220 operatori sanitari della struttura (su circa 1.500) che si sono ammalati con sintomi da Covid-19.

Ci stanno decimando anche a noi — riflette Rossella Del Curatolo, operatore della Cisl Fp di Milano — si lavora sotto stress e sotto organico, psicologicamente e fisicamente massacrante, ai pazienti rimasti non si pu assicurare tutta l’assistenza che meritano. Se non vengono fatti i tamponi non verr riconosciuto neanche l’infortunio per chi si preso il Covid sul lavoro, ma sar una semplice malattia. La Cisl ha fatto una battaglia fin dall’inizio per le protezioni (mascherine, camici, occhiali) quando ne veniva scoraggiato l’uso dalla dirigenza. Racconta un altro infermiere, con una vena d’ironia nell’amarezza: I camici, quelli veri, idrorepellenti, sono arrivati il 16 aprile.

Nell’ultimo bollettino diffuso due giorni fa dal Pat viene spiegato: In data odierna l’Azienda ha ritirato dalla Protezione Civile della Regione n. 6.000 mascherine chirurgiche e n. 5.000 mascherine Ffp2, n. 6000 visiere e n. 300 camici in Tnt idrorepellenti. Altre forniture arriveranno. Quando il coronavirus ha iniziato a dilagare, le protezioni mancavano, al Trivulzio come ovunque. Il 16 aprile il Pat ha ricevuto 1.000 tamponi, che ha iniziato a fare al ritmo di 100 al giorno tra pazienti e dipendenti che rientrano dalla quarantena (se saranno negativi, potranno tornare al lavoro, ma potrebbe non esistere alcuna certificazione che abbiano avuto il coronavirus). Stando sempre all’ultimo bollettino, i pazienti in osservazione per sintomi Covid-19 al Pat sono in tutto 269. I deceduti da inizio marzo oltre 150, almeno la met per coronavirus.

17 aprile 2020 | 22:22

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