Economia

Mazzoncini: «Ambiente e smart city, la spinta di A2A in tutta Italia»


«A2A vuole crescere in Italia. Siamo un’azienda con salde radici in Lombardia ma con attività e impianti in tutto il Paese, possiamo dare il nostro contributo per lo sviluppo delle aree rimaste più indietro». Il nuovo amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini, dal 13 maggio scorso è alla guida della multiutility che ha come soci di maggioranza i Comuni di Milano e Brescia. È stato il numero uno del gruppo Ferrovie dal 2015 al 2018. Prende in mano l’azienda nel momento in cui la transizione energetica e digitale mettono al centro della trasformazione delle nostre città e dell’economia le multiutility.

Come vede il gruppo A2A del futuro?
«Sono nato a Brescia e il valore delle ex municipalizzate l’ho sempre conosciuto. Adesso il ruolo delle multiutility con il Green Deal è ancora più centrale: transizione energetica; economia circolare; reti; smart city; mobilità elettrica; ciclo idrico integrato. A2A può giocare una partita nazionale molto importante, ma è anche una società che continua con la sua vocazione di società al servizio dei territori. Consolidati tutti i servizi essenziali, ci arrivano due richieste: smart city e mobilità elettrica, due ambiti in cui possiamo crescere».

Quali sono i driver di sviluppo su cui intende concentrarsi?
«La necessità di crescita è legata a una serie di economie di scala tipiche di questo settore. Come aggregato siamo un’azienda che fa 1,2 miliardi di margine operativo lordo, siamo grandi, tra le prime 30 quotate italiane. Ma se guardiamo i singoli business alcuni sono ancora piccoli. L’acqua rappresenta il 3% del nostro fatturato e il 5% del nostro Ebitda. Va certamente sviluppato. Così come le reti: elettrica, connettività, reti di calore e teleriscaldamento 4.0. Il gas, elemento importante della transizione. E poi l’elettrificazione del riscaldamento e la mobilità elettrica. Senza scordare lo sviluppo del libero mercato. E infine il tema dell’economia circolare. Per chiudere il ciclo dei rifiuti servono impianti. In Italia mancano».

A2A di che impianti ha bisogno?
«Per chiudere il ciclo di quello che producono i nostri territori ci servono gli impianti di trattamento della Forsu e soluzioni per le ceneri inerti prodotte dai termovalorizzatori: stiamo valutando con il mondo dei manufatti per l’edilizia la possibilità di trovare delle joint venture».

Volete fare acquisizioni nell’acqua?
«Sì, A2A si vuole occupare anche di acqua. Abbiamo una piccola società oggi all’interno del gruppo, A2A Ciclo Idrico, che mi piacerebbe far crescere se ci saranno le opportunità. Ci sono enormi investimenti da fare sulla rete idrica. A2A ha il know how, la struttura societaria e la capacità di investimento che possono essere utili per lo sviluppo della rete idrica del Sud».

In che modo A2A può contribuire alla ripartenza?
«In questo momento c’è a disposizione una liquidità enorme, ci sono i fondi di investimento e i fondi che arriveranno dall’Ue con il Green Deal. Serve qualcuno che riesca a scaricarli a terra. A2A può da un lato mettere una propria quota di fondi e dall’altro può essere un booster di investimenti altrui. L’Italia per ripartire ha bisogno di infrastrutture: ospedali, scuole, binari e strade, reti elettriche, idriche e gas. A2A ha 12 mila dipendenti e abbiamo cercato durante il Covid di non rallentare gli investimenti».

Il Tar ha sospeso i vostri progetti per Aeb Seregno. Che intendete fare?
«Aeb è un’operazione che è già stata deliberata dall’assemblea dei soci di A2A e dai Consigli comunali e che in questo momento è stata interrotta da un ricorso al Tar. È stata chiesta una sospensiva ed è stato fissato il merito per i 2 dicembre. Siamo convinti che l’operazione sia stata gestita con la massima correttezza, abbiamo presentato ricorso al Consiglio di Stato che si pronuncerà il 27 agosto. Restiamo fiduciosi della bontà dell’operazione».

Cosa accadrà alla vostra espansione a Nordest dopo lo stop all’operazione con Vicenza e Verona?
«Agsm e Aim insieme sono due aziende significative. Le aziende venete non hanno altra alternativa per crescere se non aggregarsi con gruppi grossi, che non siamo solo noi. I sindaci di Verona e Vicenza hanno manifestato la necessità di unire le loro aziende e di cercare un partner industriale. Noi abbiamo fatto una proposta industriale che riteniamo estremamente interessante. La nuova realtà sarebbe la quinta multiutility italiana e il veicolo di sviluppo esclusivo in tutto il Triveneto. Stanno facendo la procedura per verificare se l’offerta di A2A è infungibile, stiamo aspettando che per la fine del mese concludano il processo e che politicamente decidano se gli interessa solo aggregarsi tra di loro o individuare da subito un partner industriale».

A2A resta polo aggregante per il Nord Italia?
«Il Nord Italia è una macroregione all’avanguardia. Il nostro programma è essere un’azienda nazionale, che non esclude ulteriore crescita nel Nord. Però possiamo aiutare a trasformare il Paese occupandoci dei territori che sono più indietro».



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