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Camici in Lombardia, indagato il governatore Attilio Fontana. La replica: «Regione corretta»


Indagato per turbativa d’asta all’inizio della storia no, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, ma indagato per la fine della storia s. La parte iniziale della fornitura di 75.000 camici e 7.000 set sanitari alla Regione Lombardia, commissionata il 16 aprile dalla centrale acquisti regionale Aria spa in affidamento diretto per 513.000 euro alla societ Dama spa del cognato del presidente della giunta regionale lombarda Attilio Fontana, aveva sinora prodotto guai giudiziari per il cognato Andrea Dini e per il direttore generale di Aria spa, Giorgio Bongiovanni, entrambi indagati per l’ipotesi di turbata libert nel procedimento di scelta del contraente. Ora invece la parte finale della storia – e cio la decisione del cognato di tramutare la vendita in donazione il 20 maggio, dopo l’interessamento il 15 maggio della trasmissione tv Report – a determinare guai giudiziari anche per il presidente leghista della Regione Lombardia, l’avvocato Attilio Fontana. Nella tarda serata il governatore ha affidato il proprio commento a Facebook: Da pochi minuti ho appreso con voi di essere stato iscritto nel registro degli indagati. Duole conoscere questo evento, con le sue ripercussioni umane, da fonti di stampa. Sono certo dell’operato della Regione Lombardia che rappresento con responsabilit.

E’ uno sviluppo prevedibile se si considerano da un lato le scivolosit giuridiche gi emerse in quel tipo di donazione “spontanea” fatta in quel modo, e dall’altro il profilo della tante persone (soprattutto dirigenti interni di Aria spa) convocate in questi giorni in Procura dai pm Furno-Scalas-Filippini a rispondere tutte quasi sempre a domande su questa seconda fase.

Il 7 giugno Fontana aveva affermato: Dalla Regione non stato eseguito nessun pagamento per quei camici e l’intera fornitura stata erogata dall’azienda a titolo gratuito. Non sapevo nulla della procedura attivata e non sono mai intervenuto in alcun modo. E sul merito della vicenda aveva poi ricostruito: Durante il periodo di crisi, appurato che da Roma non sarebbero mai arrivati in tempo gli aiuti, Regione Lombardia stata costretta ad incaricare la propria centrale acquisti, ARIA spa, per assicurare l’approvvigionamento di forniture e servizi per fronteggiare l’emergenza ricorrendo all’istituto della procedura negoziata ex art. 53 d.lgs. 50/2016 Codice degli appalti. Ogni giorno servivano centinaia di migliaia di mascherine, camici, visiere con urgenze e quantit che superavano di almeno cento volte (in alcuni casi anche migliaia) le ordinarie necessit di approvvigionamento pre Covid. Tra le tante aziende lombarde che hanno accolto la nostra richiesta di aiuto c’ la Dama SpA che ha convertito la sua produzione – spiegava Fontana – in dispositivo di protezione individuale per medici e operatori sanitari, tanto che il 14 aprile 2020 erano diversi gli articoli apparsi sui media che riportavano questa notizia positiva. La stessa societ si distinta anche con una una donazione di 60.000 euro sul fondo straordinario per l’emergenza istituito da Regione Lombardia, e ha fornito gratuitamente mascherine e camici ad ospedali e amministrazioni comunali. Alla Dama SpA – una volta ottenute le certificazioni indispensabili per l’utilizzo sanitario – il 16 aprile vengono ordinati 7.000 set costituiti da camice + copricapo + calzari al costo a 9 euro (prezzo pi basso in assoluto) e 75.000 camici al 6 euro (anche questi i pi economici). Le forniture iniziano il giorno dopo e vengono immediatamente distribuite nei reparti ospedalieri per proteggere medici e infermieri. Nell’automatismo della burocrazia – diceva il presidente – nel rispetto delle norme fiscali e tributarie, l’azienda oggetto del servizio di Report, accompagnava il materiale erogato attraverso regolare fattura stante alla base la volont di donare il materiale alla Lombardia, tanto che prima del pagamento della fattura, stata emessa nota di credito bloccando di fatto qualunque incasso. Pertanto nessuna accusa – concludeva Fontana – pu esser fatta a coloro che nel periodo di guerra al Covid-19 hanno agito con responsabilit e senso civico per il bene comune. Respingo fermamente ogni strumentalizzazione affidando alle autorit competenti la tutela della Regione Lombardia.

24 luglio 2020 (modifica il 25 luglio 2020 | 02:03)

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